12/8/2009
anche il finestrino è stato una faccia che non capivi. vi guardavate per tutto il tragitto, ognuno al proprio posto, facendo finta ogni tanto di distogliere lo sguardo con una rapido scarto laterale dell’orbita. gli chiedevi: perché anche questa volta? ha ancora senso salire, scendere, guardare le hostess che mimano movimenti che nessuno sarà in grado di riprodurre nel momento dello schianto? l’immagine riflessa nel finestrino ti dice: si sta sotto il sole anche quando si è all’ombra.
perché questa cosa da cui hai cercato di difenderti, da cui hai cercato di scappare, per cui non vuoi più soffrire, è una specie di radar che ti segue dappertutto. non c’è modo di fregarlo: o sparire, o distruggere il radar. e qui? quanto forte dovrò strofinare per cancellare le tue impronte? quanti milioni di anni dovrò aspettare perché il sole non sia più sopra le nostre teste indifese? e ha senso avere questo tipo di speranze? a che età si inizia a sperare in negativo?
anche sul finestrino hai scritto cose, cercando di ridisegnare le nuvole, il paesaggio che sotto si apriva come un puzzle cucito male. hai pensato a come si nasca senza aver chiesto niente, quindi di nuovo a tua madre, e ci hai pensato perché hai fissato ancora una volta il finestrino e hai visto i suoi occhi che sono i tuoi occhi, lo stesso ovale beffardo, le stesse ossa sprogenti che delle caramelle han solo la forma mentre per il resto sono dure come cristalli.
(via dragonauttt)
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