05/6/2009



( via shitokoitonamito, suyhnc, beber) 
Quando me ne vado la gente accanto a me muore e la tua macchina va in fiamme. Le fiamme si leccano tra loro velocissime, io le guardo da lontano. In cima alle scale non riesco a muovermi, agito la mano destra e saluto la gente che passa. La gente che passa e muore lentamente. Cadono tutti. Uno dopo l’altro. Io mi avvicino, li tocco sul cuore, li annuso sotto le ascelle. Qualcuno lo tasto tra le gambe velocemente. Quando invece sono bambini mi metto in ginocchio e li bacio sulla bocca. Poggio poi la testa sul loro petto e m’illudo di poter dormire. e dormo piegata male con le braccia tese in avanti, come se aspettassi che qualcuno di loro si potesse svegliare da un momento all’altro. Quando mi sveglio, gli accarezzo i capelli sottili e li bacio di nuovo sulla testa. Cerco uno specchio che non trovo mai. Metto il piede in una fossa e finisco nella mia stanza. Dalla finestra vedo ancora le fiamme. Tra le fiamme vedo ancora il mare. Mia madre mi mette un fazzoletto bagnato nella bocca, me lo spinge dentro fino all’esofago. Non è uno scontro, tutto accade lentamente. Non vuole farmi male. Allungo il braccio fino alla scrivania, afferro un pezzo di carta e una penna. Con un piccolo sforzo riesco a scrivere con la mano sinistra (la destra se la tiene ferma tra le gambe, me la blocca con le ginocchia ossute). Non ho lafebbre, mamma. Questo scrivo. Null’altro. Non ho niente.
{MissMarLa Blu}

( via shitokoitonamito, suyhnc, beber)

Quando me ne vado la gente accanto a me muore e la tua macchina va in fiamme. Le fiamme si leccano tra loro velocissime, io le guardo da lontano. In cima alle scale non riesco a muovermi, agito la mano destra e saluto la gente che passa. La gente che passa e muore lentamente. Cadono tutti. Uno dopo l’altro. Io mi avvicino, li tocco sul cuore, li annuso sotto le ascelle. Qualcuno lo tasto tra le gambe velocemente. Quando invece sono bambini mi metto in ginocchio e li bacio sulla bocca. Poggio poi la testa sul loro petto e m’illudo di poter dormire. e dormo piegata male con le braccia tese in avanti, come se aspettassi che qualcuno di loro si potesse svegliare da un momento all’altro. Quando mi sveglio, gli accarezzo i capelli sottili e li bacio di nuovo sulla testa. Cerco uno specchio che non trovo mai. Metto il piede in una fossa e finisco nella mia stanza. Dalla finestra vedo ancora le fiamme. Tra le fiamme vedo ancora il mare. Mia madre mi mette un fazzoletto bagnato nella bocca, me lo spinge dentro fino all’esofago. Non è uno scontro, tutto accade lentamente. Non vuole farmi male. Allungo il braccio fino alla scrivania, afferro un pezzo di carta e una penna. Con un piccolo sforzo riesco a scrivere con la mano sinistra (la destra se la tiene ferma tra le gambe, me la blocca con le ginocchia ossute). Non ho lafebbre, mamma. Questo scrivo. Null’altro. Non ho niente.

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